La Mappa del Tempo di Felix J. Palma [Recensione]

sabato, giugno 13, 2015



“Nessuna passione sulla terra, né amore né odio, è uguale alla passione di alterare i progetti di qualcun altro.”
— Herbert George Wells

Trilogia ambiziosa quella dello scrittore spagnolo Felix J. Palma, questo è certo, ma ciò che posso fare in questa sede è dare la mia modesta opinione sul primo libro dal formato biblico de La Mappa del Tempo.

Con questo primo romanzo (di oltre 600 pagine!), Palma ha vinto il prestigioso Premio Ateneo de Sevilla nel 2008, aprendo – si disse di conseguenza – una nuova era del genere storico-fantascientifico, onere e gloria che lo scrittore parve prendere alla lettere confezionando due altri libroni per completare la trilogia, La Mappa del Cielo (2012, sempre edita da Castelvecchi e con una bellissima copertina) e El mapa del caos (2014, ovvero "La Mappa del Caos", ahimé, rimasto inedito in Italia).

Ho comprato per puro caso La Mappa del Tempo in una libreria dell'usato, attratta inesorabilmente dal tema a me molto caro, ma è restato mesi, pressoché dimenticato, nell'affollata colonna dei "da leggere", ma quando mi sono decisa a intraprendere quello che si è rivelato un vero e proprio viaggio temporale, sono rimasta sconcertata dalle impressioni che hanno seguito la lettura, mi sono resa conto che avevo ancora addosso la polvere del diciannovesino secolo e una strana confidenza con G.H. Wells.

Avete capito bene, G.H. Wells, l'autore de La Macchina del Tempo (1895), protagonista d'eccezione del romanzo di Palma, ritratto dopo la pubblicazione del romanzo che lo rese famosissimo nella sua epoca e che lo ha eletto a padre del genere.
Oltre al personaggio di Wells, visto da vicino persino nella sua intimità familiare, Palma indaga a fondo il background storico sociale del periodo Vittoriano, dimostrando un'attenta scrupolosa ricerca, persino nelle scoperte tecnologiche di quest'epoca in continuo fermento creativo.
Il romanzo inizia introducendoci in una Londra fumosa, tra i quartieri bene del centro e quelli oscuri di White Chapel, dove si seguono ancora le tracce di Jack The Ripper; è solo la prima delle tre storie che si susseguono e – soprattutto – s'intrecciano nel libro, e sembra non aver niente a che fare con i viaggi nel tempo per le prime 80 pagine.
Confesso che tale lungo prologo mi ha fatto temere il peggio, ho faticato a trovare un senso a una storia che aveva poco di fantastico o fantascientifico come la sinossi e persino l'invito in incipit promettevano, ma superate quelle pagine, ecco la scoperta: i Viaggi Temporali Murray.

Ecco il nuovo inizio, il vero inizio.
La prima storia è quasi alla fine, eppure è da qui che comincia a prendere senso, sembra esistere la possibilità di tornare indietro nel tempo e cambiare il destino funesto di una persona, salvarla da un'orribile fine anticipando il fatto delittuoso. «Magia dei Signori del Tempo!», direbbe una Whovian come me.
La vicenda sembra concludersi, sebbene appaia sospesa, come in attesa dell'approvazione del lettore, presentando un finale inatteso che fa riflettere sulla natura di questa scoperta, ovvero la possibilità di viaggiare nel tempo, quanto sul potere della suggestione sulle masse, oggi lo chiameremmo "potere mediatico".

Inizia la seconda storia che agisce da un altro punto di vista, uno dei personaggi secondari della storia precedente: ecco che inizia il vero intreccio della trama, quello più interessante perché coinvolge una visione differente degli stessi accadimenti letti in precedenza, illuminando le scene di nuovi dettagli e spiegando qualcosa di ciò che era rimasto oscuro agli occhi del primo protagonista. Anche il secondo finale resta incerto, ma adesso sappiamo perché: la storia successiva ne chiarirà gli aspetti e raccoglierà le fila di tutte le vicende.
L'ultima, infatti, ha per protagonista lo stesso Wells, personaggio citato o solo secondario nelle trame precedenti, adesso in veste di solutore della sua stessa invenzione, se sia o meno possibile viaggiare nel tempo.
L'idea di creare un tale complesso ordito mi ha entusiasmata, la seconda metà del libro è volata, trascinata letteralmente dal desiderio di verificare, capire, sperare che il viaggio nel tempo sia o meno una realtà fattibile, se pur nell'ambito di un romanzo che parla di un altro romanzo. 
Wells, realistico o meno, finisce con l'indagare se stesso, comprendere le ragioni dei suoi successi come degli insuccessi, arrivando all'intuizione del prossimo romanzo, L'uomo invisibile, idea apparentemente originata dalla carambola di eventi creata da Palma. Un divertente esperimento di metaletteratura da questo punto di vista.

Pècca che ho il dovere di segnalare, la presenza del narratore fin troppo invadente, voce a volte inopportuna per le sue riflessioni e inutili anticipazioni tronche che rallenta e spezza la lettura. Probabilmente, l'autore ha voluto emulare la forma vittoriana del romanzo, con il demiurgo-scrittore onniscente che sa già tutto e ha il potere di cambiare i destini dei propri personaggi in qualsiasi momento, fatto di cui si prende il dovere d'informare il lettore, quasi in un gioco metaletterario che appare, però, più come una fastidiosa e mal posta ironia velata da un senso di sciocca onnipotenza. La lunghezza del romanzo, l'ampio apporto descrittivo e molti elementi inseriti nella trama, sembrano confermare la mia ipotesi dell'emulazione dello stile dell'epoca. Anche il titolo La Mappa del Tempo, è un chiaro omaggio al romanzo di Wells e, forse, un ottimo modo per sfruttarne la scia della fama, attirando l'attenzione degli appassionati.

Ho volutamente omesso di parlare delle storie per non svelare i meccanismi del romanzo e lasciarvi il paicere della scoperta, poiché non mancheranno i colpi di scena e – come già detto – i finali inattesi, episodi che sono sicura stimoleranno la vostra immaginazione, il resto lo farà il fascino per questa tematica del viaggio nel tempo, topic che trascina ancora oggi l'attenzione di un ampio pubblico e l'interesse degli scienziati occupati nella ricerca di un varco nella dimensione parallela, nell'infinite realtà alternative che Einstein teorizzò in quell'affascinante formula magica che è la Relatività.

Non so se leggerò il secondo libro della Trilogia, ma ci sto pensando, sono curiosa di avere sotto gli occhi un termine di confronto con questo primo tomo vittoriano.
Sicuramente, se siete affascinati dalle dinamiche dello spazio-tempo, questo romanzo deve necessariamente trovare posto sui vostri scaffali, perché vi ritroverete nel ragionamento tipico del genere, come evitare, ad esempio, i pericolosi paradossi temporali, e perché incontrare Wells e la sua macchina del tempo è sempre un'emozione incredibile, anche se attraverso l'immaginazione di un altro scrittore.

La Mappa del Tempo mantiene la promessa del titolo, è un viaggio temporale che porta i lettori nell'epoca più avvincente (dopo quella presente) dal punto di vista delle scoperte tecnologiche, il periodo storico che ha originato l'era moderna e dato vita a un stile particolare, lo Steampunk, liberamente ispirato alle atmosfere inventate da Wells, genio visionario inconsapevole.

Avete letto la trilogia o uno dei libri di Palma?
Ditemi la vostra, come sempre, le vostre opinioni mi arricchiscono!
Buone letture,
la vostra Claire

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6 Impressions

  1. Sono lieta che ti sia piaciuto, alla fin fine. Io ho un bellissimo ricordo di questo romanzo e ricordo di essere stata grata di averlo preso in libreria senza stare troppo a elucubrare.

    La mappa del cielo è un omaggio a La guerra dei mondi ed è visionario come La mappa del tempo, anche se, volendo, molto più drammatico... sconquassa un pochino.

    Ora non mi resta che aspettare l'uscita di The map of chaos e concludere la trilogia di Palma, ahimè, in inglese.

    Ma a proposito di affascinanti scoperte del mondo vittoriano, conosci The Thrilling Adventures of Lovelace and Babbage di Sydney Padua?

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    Risposte
    1. Ciao cara! Sì, ho letto la sinossi degli altri due volumi, forse li leggerò, in fondo, ritrovare Wells, è sempre un gran piacere! :)
      Non conosco questa serie, ma è solo in lingua originale?

      Elimina
    2. A quanto pare è solo in lingua inglese, ma è in unico volume, per lo meno.

      Elimina
    3. Quasi quasi chiedo a Castelvecchi se hanno intenzione di terminare la trilogia! :)

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  2. Interessantissima recensione e come supponevo un buon libro. Credo proprio che sarà presto sugli scaffali della mia libreria. Conquistata 😉

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io sono già a caccia del secondo libro! Fammi sapere se questo ti è piaciuto quando l'avrai letto! ;)

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